Di un subito, la trama che il sonno aveva troncata, riprese il palpito del mio cuore, la vita del mio cervello.
Guardai l'orologio. Erano le sette del pomeriggio. Giusto l'ora decisa per la mia partenza.
Ciò che avevo fissato doveva compiersi. Mentre andavo e venivo per la stanza, mi accadde di vedere, vicino alla finestra, un involtino bianco. Lo guardai dapprima distrattamente senza farne gran caso. Mi parve un po' di carta accartocciata ch'io stesso, molto verosimilmente, avevo gettato in quell'angolo; volli accertarmene.
Era una lettera piegata in modo da contenere un ciottolo.
Evidentemente era arrivata dal giardino durante il mio sonno.
L'aprii; riconobbi la scrittura di Giacometta.
Diceva:
«La ghirlandella è sempre al suo posto».
Ebbene, signori miei, quando ebbi letta quella frase, divenni pallido, ebbi un attimo di dubbio e una grande stretta al cuore, ma dissi:
— Se la ghirlandella c'è ancora... tanti saluti!...