E continuai i miei preparativi.

Ormai mi si era ficcata in mente l'idea della partenza con una fissità da incubo.

— Tu devi andartene — mi dicevo — devi andartene!... Non è giusto che ti si debba far soffrire così. Parti finchè puoi farlo... finchè hai ancora un po' di volontà che ti regge. Domani non saresti più in tempo.

Sapevo che la mia signora zia, verso le sette e mezza, era sempre in chiesa. L'ora era adunque propizia. Feci un giro di ispezione per accertarmi se, anche quella sera, aveva seguito il suo costume e, quando non mi rimase dubbio, infilai il mio sacco a spalla, presi la bicicletta e senza rivolgermi, senza guardare nè a destra nè a sinistra, ma solo e diritto dinnanzi a me, infilai le scale e in quattro salti fui nella strada.

Il Borgo dei Cotogni era affollato in quell'ora, ma non feci che inforcare la bicicletta e scivolar via fra uomini e vetture pedalando furiosamente.

In un battibaleno fui alla porta Schiavonìa, attraversai il ponte sul fiume e mi lanciai, in una corsa pazza, per la grande via maestra che costeggiava i colli proseguendo, sempre diritta, fra campi e ville.

Rallentai l'andatura quando riconobbi di essere ormai fuori della zona della mia Tebaide. Scelsi il sentieruccio che correva fra i mucchi della ghiaia e il fosso, come quello più agevole a percorrersi in bicicletta; mi levai sul torso; l'anima mia ritornò in comunione con le cose del mondo.

Mancavano ancora sette chilometri prima di arrivare alla città più vicina e, benchè la luce si spengesse sempre più di secondo in secondo, non provavo ansietà di arrivare.

Ormai me ne andavo per la terra... ma dove?... ma verso quale meta?... Non lo sapevo; non m'importava saperlo. Affidavo me stesso al destino. Il primo vento che passa mi porterà al nord o al sud; la prima corrente mi trascinerà dove vuole. Ciò che sarà di me, sarà sempre bene.

Perchè accorarsi dietro il mistero dei giorni? Io seguivo il mio istinto che mi conduceva verso l'ignoto; immaginando tuttavia che l'ignoto sarebbe stato sempre più lontano, benchè, in realtà, fosse in me e nell'irraggiungibile. Ma la dolce tristezza di partire e di ripartire era già padrona dello spirito mio fin da quel tempo; l'amarezza ineffabile di rifarsi sempre da capo, di soffrire ancora per ancora sperare nella gioia, io la conoscevo fin da quei giorni remoti ormai e inabissati nell'ombra che dovrà inghiottirmi.