Sì, io sono stato il giullare della mia vita, signori e signore, e questa cosa tremendamente seria, per voi, io me la sono giuocata al giuoco di tutte le esperienze, incominciando dai diciannove anni.
Me la son giuocata a tutti i giuochi; l'ho gettata alla prima corrente, sempre felice di poter vivere un giorno che non sapevo e un'ora che non avevo preveduta.
Ma anche quella sera, pure seguendo il mio istinto, ero più innamorato che mai.
Io ero perduto in te, Girometta dall'ignoto paese, e avevo, pure allontanandomi, ferma speranza di rivederti.
Giunsi a Bologna a notte alta.
Scesi ad un primo albergo.
Fin da quel tempo, benchè povero, non sapevo rassegnarmi a risparmiare per battere la strada della povera gente come me. Il mio primo pensiero fu quello di scrivere a Giacometta.
Fui felice quando mi portarono innanzi, nella bene addobbata sala di scrittura, dove presi posto, della carta da lettere e delle buste come non avevo usate mai.
E, Giacometta... (ma in fondo a quale strada sarai ora?...) ero quasi felice di poterti scrivere così riccamente.