Però quando incominciai e fui tutto solo, con te sola, la mia commozione mi vinse e dimenticai il luogo e gli accessorî.

Lo ricordi tu quel che ti scrissi allora?... Quella lettera mia, in fondo a quale cassetto sarà ancora, se ancora esiste?...

Mi parve di averti dette tante cose belle e tu lo sentisti, perchè due giorni dopo, quando mi levai, c'era un tuo telegramma che mi aspettava.

Un tuo telegramma come un mattutino squillo di campane d'argento:

«Amore amore — aspettami domani a mezzogiorno — aspettami all'albergo amore mio

Giacometta.»

E forse non ti eri accorta di avere scritto in versi. Ah, quanto, quanto eri mai bella, mia dolce Bologna, in quel mattino della fine di aprile!

XVIII

Già, ma ne valeva la pena?

In quel mattino della fine di aprile, tu, Bologna, splendevi ne' tuoi rossi mattoni al sole nuovo e ti allietavi della tua placida gente, via per le piazze e i porticati che ti danno il tuo volto di città discreta, con molte ombre e molti riposati ritrovi per l'amore che vuol nascondersi.