Però la frase passava inavvertita e senza assentimento.

Chi poteva por mente al solitario sentimentale se non l'anima sorella? Gli altri erano talmente assorti e presi dalle singole manifestazioni del loro ingegno tribunizio, che avrebbero avuto ogni altra cosa in gran dispetto.

Il popolo, il popolo! Tale la causa che poneva in ebollizione quelle anime balde! E sul popolo e su tutti gli uomini la Repubblica Sovrana!

Data la gran somma dei vini, il grado della comune intelligenza si era elevato dal livello normale onde la verbale battaglia, per accresciuta facilità di eloquio, assunse carattere violento ed assordante.

Nè valsero le preghiere delle signore:

— Non parliamo di politica, per carità!

Nè i miti e sussurrati consigli.

Nulla. Dato un banchetto e dieci romagnoli, la politica è terzo elemento di equilibrio.

Si criticò, si distrusse, si riedificò con tale rapidità che più non n'ebbe il Creatore ne' suoi biblici giorni. Ogni Governo fu sottoposto ad acerbe critiche; ogni uomo che non condividesse l'idea repubblicana s'ebbe una sua ghirlandetta di ingiurie; ogni atto di repressione, rievocato, fece accendere di fiero sdegno quei venti petti di eroi proclamanti per proprio conto, visto che il mondo non si muoveva, la Rivoluzione Universale.

Non era possibile via diversa. L'evoluzione era una panacea per i paurosi, una trovata dei capitalisti. Che cosa sarebbe toccato ai vivi? Niente, meno che niente, le beffe e l'obbrobrio. Le beffe di coloro che godono ingiustamente e tiranneggiando muovono i destini dei popoli; l'obbrobrio per la loro povertà d'intelletto che li teneva schiavi della prima cabaletta annunciata quale mezzo di comune salvazione.