— In verità io vi dico — gridò Ardito Popolini sempre più acceso in volto — che non c'è via di scampo! Mi opponete: La rivoluzione conduce a penosi eccessi; la rivoluzione è un male. Sì è un male, ne convengo, ma un male necessario! Vorrete morire di cancrena anzichè tagliare l'arto ferito? Vorrete, essendo poveri e macilenti, rinnegare un gran bene per tema di traversare a nuoto un fiume vorticoso? Qui s'impone un dilemma, un aut aut; non vi sono vie traverse. Ne convenite?

— Si! — risposero a coro venti voci entusiaste.

— Ebbene, noi siamo su la via buona e condurremo il nostro popolo alla redenzione finale! Ai potenti ridremo in faccia e alla violenza risponderemo con la violenza!

Un coro di voci osannanti si levò turbinando. Ne l'attimo della ripresa, da un angolo, umile ed entusiasta, la vocetta della signora Eulalia esclamò:

— Come suona bene Pantaleone!

Il violino continuava la sua solfa, malinconicamente inascoltato.

— Chi di voi avrebbe paura di salire le barricate domani?

— Nessuno! — gridarono tutti.

— Preparatevi perchè l'ora è vicina. Pertanto, per chiudere degnatamente questo banchetto, v'invito a gridare con me: Evviva Colei che ci condurrà a grandi porti, ad alti destini. Evviva la Rivoluzione!

In altissimo grido tutti risposero: