Gli anarchici, i poveri piccoli anarchici, avevano veduto, forse per la cinquantesima volta, il loro capo varcare la soglia della bolgia oscura onde, presi dal timore di condividerne la sorte, pensarono un mezzo di scampo.

Era necessario in primo luogo ingraziarsi le autorità e il caso li aiutò.

Marcôn e Apulinèr amavano il vino e il vino è un fratello che bene consiglia.

Un giorno si trovavano a far siesta in una osteria suburbana, allorchè udirono alle loro spalle parlare sommessamente; si volsero e videro il Cavalier Mostardo conversare con due figuri di ignota provenienza.

Il primo consiglio fu di non por mente alle parole che giungevan loro, ma poi Marcôn sobbalzò, si battè una mano su la fronte e disse al compagno:

— Siamo salvi!

— Perchè? — chiese Apulinèr.

— Lascia fare. Vedrai.

Apulinèr, secondo le buone leggi della compagnia, chinò il capo nè più domandò.

Marcôn disse forte: