— Ferma ferma!... Ferma ferma!...

Questa volta il Cavalier Mostardo non rise; non rise perchè la sua muletta, ingagliardita alla vista del compagno ribelle, gli si pose alle calcagna galoppando di conserva, senza por mente al freno.

Il Cavalier Mostardo perdeva così la sua compostezza e la bella serenità indivisibile compagna.

Poi, come volle la gioconda sorte, le due bestie infrenarono la corsa.

— L'abbiamo scampata bella! — esclamò Marcôn allorchè si sentì bene al sicuro.

Il Cavalier Mostardo gli passò innanzi senza nulla dire. Egli guardava con occhi feroci la muletta bizzarra e, per la prima volta in vita sua, si astenne dal far intendere le sue ragioni per la via più spiccia, sì come usava allorquando l'ira lo coglieva

S'inerpicavano ora su per una ripidissima viottola tutta ingombra di sassi e di scheggie trascinatevi da l'acqua, al tempo delle pioggie torrenziali. Le bestie trovando falsi appoggi, a volte, scivolavano per breve tratto incurvandosi.

Il cuore di Marcôn era in grande apprensione.

Il Cavalier Mostardo chiese con voce cupa:

— Ce n'è molta ancora di questa maledetta strada?