— Sì, li ho lasciati poco fa. Facevano colazione.

— E il prete?

— Il prete credo dorma ancora!

— Lo sveglierò io! — disse il Cavaliere; poi, seguito da Marcôn e da Giasmîn, si avviò a gran passi lungo la via che conduceva alla spianata del castello.

Trovaron i grandi battenti socchiusi. Giasmîn servì di guida ai nuovi arrivati.

Giunti innanzi ad una porta, la giovanetta si soffermò e disse a bassa voce:

— Sono qui.

— Lascia ch'io entri primo — rispose il Cavaliere.

Pose la mano su la maniglia, girò, aprì l'uscio di scatto, fece due passi nella sala e si fermò senza profferire parola.

Un lungo — Oh!.. — di stupore accolse l'inaspettata comparsa. Europa e Didino erano seduti di fronte, vestiti di nero, palliducci un poco nelle loro gramaglie.