— Bravi! bravi! — esclamò il Cavalier Mostardo incrociando le braccia e scuotendo leggermente il capo a destra e a sinistra. — Bravi davvero! L'avevate trovato il vostro nido, perbacco! E non era brutto. Ma ora — soggiunse cambiando tono — presto, fate le vostre valigie, e via!

Europa e Didino si guardaron negli occhi e non si mossero.

— Non udite? — riprese il Cavaliere accigliandosi — io non ischerzo bambini e il tempo per me è prezioso. Vi consiglio quindi di far più presto che mai! — Europa si alzò prima, Didino la seguì; poi, preso da un dubbio, si fermò rivolto alla compagna e disse:

— Ma... e don Bartoletti!

— Non pensarci ragazzo! — esclamò il Cavaliere. — Don Bartoletti sono io! E ti prego per la terza volta di far presto!

Siccome il tono non ammetteva repliche, Didino ed Europa si avviarono relativamente alle loro camere.

Dopo non molto i fuggitivi ricomparvero in pieno assetto di viaggio.

— Così va bene! — esclamò il Cavaliere vedendoli giungere — Ed ora...

Nel frattempo una porta laterale si dischiuse e trafelata, ansante, la rigida figura di Don Bartoletti si delineò nella penombra.

— Dove andate? — gridò in tono violento agli umili amanti che avevano chinato gli occhi sotto lo sguardo indagatore del sacerdote. — Chi vi ha detto di partire?