Così, muta nella sua penombra, poteva paragonarsi a qualcosa che stesse fra la camera oscura e la cabina telefonica.

Non appena Monsignor Rutilante ebbe presa visione delle brevi lettere sentimentali, si volse alla contessa Gilarda e disse:

— Una cosa traspare da queste missive, una cosa che non avrebbe dovuto sfuggire alla vostra femminil perspicacia. Fedele, il biondo cuginetto, sapeva tutto ed ha incoraggiato il parente.

— Possibile mai? — esclamò la contessa Gilarda.

— Nè più nè meno di quello che vi ho detto. Ora, per aver ben sicure traccie del fuggitivo, bisogna chiamare al più presto Fedele Barbigi.

— Lo faremo.

— Non v'è altra via. Frattanto i repubblicani, i socialisti e gli anarchici avranno il lor daffare! (A questo penso io!). Così guadagneremo tempo.

— Però... la cosa è fatta! — osservò la contessa. — Non c'è via di scampo! Converrebbe fargliela sposare onestamente.

— Mai! — gridò Monsignor Rutilante levandosi. Gli occhi suoi neri, lampeggiarono d'odio. — Mai! Un servo della Chiesa deve rimanere fedele a' suoi principî, in tutte le azioni della vita.

— E se Gian Battifiore lo vuole?