La via ferrata si svolgeva in linea retta fino alle estreme lontananze.

Sotto alla tettoia erano ad attendere il treno, oltre Don Papera e Susanna: una vecchia signora in gramaglie, due agenti di campagna e tre soldati. Dai campi di contro giungeva qualche voce lontana. E tutti, tranne i due agenti di campagna, tacevano sporgendosi di tratto in tratto sul binario per vedere se si annunciasse, per il bianco pennacchio di fumo, la vaporiera.

Suonò vespro dalla città non lontana e Don Papera si segnò in croce chinando umilmente il capo, poi fu invaso da grande amarezza onde con maggior desiderio invocò l'arrivo del treno che doveva trascinarlo in paesi remoti.

Chiese ad un facchino che passava recando una grande lanterna accesa:

— Scusi da qual parte arriva il diretto?

— Da questa parte — rispose il facchino volgendosi e tendendo un braccio. — Da Ancona.

— È in ritardo?

— Sì è in ritardo di trenta minuti.

— Grazie.

— Di niente.