Si guardarono negli occhi, si strinsero la mano ancora e si lasciarono.

E la settimana di passione, per gli uomini che nella politica pongono ogni loro ragione d'essere, cominciò turbolenta, affannata, in un crescendo continuo fino alla finale esplosione.

Da Coriolano, donzello del municipio, a Bortolo Sangiovese; dal Cavalier Mostardo, uomo di fieri costumi, a Ardito Popolini, terribile e stringente dialettico, ogni attività fu posta in opera con furia audace, con veemenza vulcanica. I tre giornali della città quadruplicarono la tiratura e aprirono feroci polemiche.

Il Cataclisma, organo dei socialisti rivoluzionarii, parve l'emanazione di una falange pandistruzionista, decisa a porre nello spazio una lapide commemorativa: Qui fu la Terra.

La vera Croce, per opera di Monsignor Rutilante, deciso ora più che mai vedendosi in procinto di perdere due partite, a combattere a tutta oltranza gli avversari, parve l'emanazione di un novello Isaia, re delle spaventose iperboli.

L'Aristogitone in capo a tutti, ebbe la violenza, la rossigna luminosità di un rogo rinnovantesi di continuo per l'attiva forza di un temperamento vulcanico portato alle sue ultime espressioni.

A questi tre si aggiunse, buon ultimo nella lotta, La Verità, diretta emanazione del comitato monarchico del quale era presidente Monarco Crisomele, uomo di buoni costumi e di discreta dottrina.

L'Aristogitone non appena si vide innanzi il nuovo avversario, lo attaccò ferocemente.

In breve andar di tempo la polemica si arricchì di contumelie e condusse a una dimostrazione ostile che il popolo, guidato dal Cavalier Mostardo, fece sotto gli uffici di redazione de La Verità.

Il Cataclisma plaudì; La vera Croce, bestemmiando in sua guisa la modernità, innalzò la Chiesa ad unico segnacolo, perchè in essa era la fratellanza, in essa la pace, in essa l'avvenire trionfale del popolo. Le male vie erano aperte; le orribili voragini del peccato guatavano l'umanità; la fatale perdizione delle genti sarebbe stata prossima e per l'eterno nella consumazione dei secoli, se gli sguardi del popolo non si rivolgevano al fulgente lume di civiltà e di dolcezza impersonato dalla Chiesa; se gli elettori, traviati dalle maligne arti dei sovversivi, contribuivano col loro voto al trionfo del male.