Il paradiso non era serbato se non a coloro i quali avrebbero votato per Giacomo Albenga, candidato monarco-clericaleggiante, sommo agnello del Signore.

L'Aristogitone s'intrattenne su le dissoluzioni del papato, su le gesta de l'Inquisizione e aggiunse: «I fatti parlano, le nostre parole nulla valgono d'innanzi alla fulgida evidenza dei fatti. Questi signori cianciano di moralità; ma quale significato dànno essi a tale parola? Tutta la storia è là per provarci che la morale dei preti non è quella delle persone oneste! Noi combatteremo le turpitudini finchè la forza ci assisterà, finchè il pensiero vorrà guidarci con la sua fiaccola rossa.

«Elettori!

«Fra pochi giorni sarete chiamati alle urne; fra pochi giorni dal vostro giudizio complessivo sarà segnato un trionfo: o quello della Giustizia, o quello dell'Ipocrisia clericale.

«Elettori!

«Il mondo vi è a testimonio. Il vostro atto è solenne. Dalla decisione che prenderete dipenderà la vostra fortuna.

«Volete il proseguimento di questo stato di cose intollerabile, di questa orrenda ruina nella quale la vita dei più precipita miseramente?

«E allora votate per Giacomo Albenga.

«Volete le riforme, volete la giustizia comune, volete che i vostri infrangibili diritti, manomessi ora e posti in non cale, siano finalmente riconosciuti?

«E allora votate per Livio Merate.