Egli era l'uomo della campagna. Quando l'udivano cantare di lontano le giovanette, gli anziani ch'erano a l'opera nei campi, correvano su la strada e l'aspettavano ridendo e gli battevano le mani in coro.
Per i contadini Marcôn era un filosofo perchè sapeva di lettere. Tale qualità gli era conferita da l'abito ch'egli avea di recar sempre seco una sdruscita coppia del Libro dei Sogni, ove erano gli alti insegnamenti di magia.
Per queste qualità e per altre che in seguito si esplicheranno, Marcôn si era fitto in capo di avere avuto da Dio l'incarico di un apostolato e si era ascritto al partito degli anarchici.
Seguivano Schignòtt, Apulinèr e Don Vitupèri. Schignòtt viveva dei rifiuti degli uomini e sdegnava l'elemosinare. Era quasi ignudo e portava il capo scoperto; un capo adorno da una folta criniera fulva, aggrovigliata, piena di lampeggiamenti cupi.
L'uomo scalzo amava la luce ed era taciturno.
Apulinèr e Don Vitupèri venivano ultimi. Un ortolano e un prete; un ortolano mattoide e un prete, ricco come deserti polari.
Tutta l'anarchia si riassumeva in questi sei tipi i quali non avrebbero minacciata neppur l'ombra di un uomo.
Pure, nella gaia città del piano, essi erano come il simbolo di ogni crudeltà, di ogni efferatezza onde non avveniva assassinio o furto, senza che la coscienza pubblica ne li incolpasse.
Così, allorquando, con fulminea rapidità, si sparse fra gli abitanti della città repubblicana, la notizia della scomparsa di Europa, scomparsa che non si poteva ricollegare con nessun plausibile amore tanto da determinarne una fuga, la mente dei più ricorse a un atto di crudeltà compiuto, per ignota e terribile vendetta, dalla tribù selvaggia degli anarchici.
Gian Battifiore, il quale non poteva per l'alta posizione occupata in paese (disimpegnava la carica di sindaco), iniziare piccole ricerche, il giorno stesso in cui la sua bella figlia aveva seguito chi sa quale sorte, adunò gli assessori del Comune, più intimi suoi, e con essi tenne consiglio.