Antonio Viminèdi incrociò le gambe, lanciò il fumo a l'aria e disse sorridendo ironicamente:
— Jaculatio verborum!
Chi capiva il latino, approvò.
— Dicono — soggiunse Pietro Ramelli che parlava a scatti, animandosi — dicono i ranocchi che non hanno partito e si tengono coi più forti: — Essi sono nel loro pieno diritto. Il pensiero è libero! — Il pensiero?! Ma quelle sono ingiurie. Dice: è libertà di cosa... è libertà d'opinione; ma che s'intende allora per opinione?
— Eh! — fece Antonio Viminèdi — l'opinione è una parola e significa niente in sè. Guarda ad esempio: in Asia chiaman l'assa fætida, cibo degli dèi; in Europa invece, stercus diaboli. Siamo nell'identico caso.
— Sono così... sono villani — riprese gridando sempre più. Pietro Ramelli — e si dicono democratici. Ma che intendono essi per democrazia?
— Non sbagliare i termini! — riprese il Viminèdi. — Questa non è democrazia, è ciarlataneria.
— Ben detto! — esclamarono gli ascoltanti.
— Sentili! — disse il Donatelli indicando il Caffè dei Girondini: — Gridano come tanti ossessi! Quella gente rifà il mondo così!
— Vedrai! Quando saranno al potere, riformeranno il paternostro come ai tempi di Cromwell e la loro azione non andrà oltre.