— Sarà al suo novantesimo discorso — soggiunse il cieco.

— Non lo cambia mai! — disse Viminèdi.

— Non importa; ottiene il suo scopo.

Nel Caffè dei Girondini infatti, il direttore de l'Aristogitone, ritto sopra un tavolo, arringava quel tanto di folla che poteva capire nel ristretto ambiente repubblicano. Con voce sonora, scandendo le parole più importanti e seguendo nel dire un suo ritmo musicale di ineffabile monotonia, intesseva a sazietà gli elogi di Livio Merate candidato popolare, accennando alla vastità del suo programma di riforme, alla saldezza de' suoi propositi, alla maravigliosa possanza del suo ingegno.

E siccome, ne l'esaltazione crescente, la frase del Popolini si arrotondava acquistando sveltezze procaci, lampeggiamenti e plasticità tentatrici, gli ascoltatori, facili alle veneri oratorie, scattavano di tanto in tanto in applausi, poco curandosi se il periodo s'interrompeva a metà e il senso comune prendeva i cocci. Tanto, a detta stessa del Popolini, il senso comune era il giudizio irriflessivo di tutto uno stupido gregge; non valeva dunque la pena di accalorarsi per lui.

Erano adunati nel Caffè dei Girondini e si pigiavano attorno a l'oratore o, dispersi in fondo alla sala, ascoltavano seduti, sorbendo la loro bibita, circa un centinaio di repubblicani, giovani per la maggior parte, alcuni giovanissimi e accesi tutti di sacro ardore.

Visi fieri, accigliati: cravatte rosse; lunghi capelli spartiti, come in giube leonine, ombreggiati dalle vaste tese dei cappelli flosci gettati sul capo quasi con dispetto civettuolo.

E tutti avevano il loro ciondolo, recante il ritratto di un capo repubblicano: di Garibaldi o di Giuseppe Mazzini. Alcuni l'avevano adottato come spilla, altri come fibbia al cappello, altri come decorazione; ed uno ve n'era, giovane repubblicano di stirpe repubblicana: Ribelle Libertà Giovanelli il quale, per avere il sopravvento sui compagni, e per dimostrare l'altezza della sua fede, aveva sostituito agli umili bottoni del suo vestiario, tante piccole reliquiette rotonde dalle quali, attraverso un cristallino, trasparivano i ritratti in miniatura dei principali repubblicani, da Platone in poi.

Così Ribelle Libertà, oltre essere un'espressione altamente repubblicana, era anche un utilissimo sunto di storia.

Oltre ai ciondoli, qualcuno mostrava le calze rosse: altri aveva, poichè la calda estate col suo nimbo di mosche avanzava, in luogo del panciotto, una larga fascia vermiglia; altri portava a l'occhiello garofani, gerani, papaveri, del più bel scarlatto. E compivano il loro assetto, con grossi bastoni, atteggiandosi alla guisa di coloro che son pronti a l'assalto se una voce li inciti.