E disse:
— Noi rappresentiamo la vita e l'avvenire. Con noi è la giustizia, è la verità, è la divina libertà. Noi, liberi pensatori, scioglieremo il mondo dagli oscuri legami che l'avvincono ancora e, nella grande scìa che la nostra nave, impetuosamente avanzando, aprirà, scompariranno i nemici nostri, coloro che ci avversano e vorrebbero vederci morire perchè dalla nostra presenza sentono minacciati i loro dominii oscuri.
«Cittadini! Con noi la giovinezza adunque, con noi ogni forza primaverile, con noi la scure che abbatte, la vanga che apre la terra e la rigenera e la rende atta ad accogliere e a fecondare una nuova sementa.
«Forti di questa luminosa certezza, avanzeremo impavidi e sicuri sotto qualsiasi bufera. Vengano pure i monarchici a protestare poco civilmente, noi...
Ma non gli fu dato compire la frase chè dalla platea, dai palchi, si levò un coro di acutissimi sibili.
Ai fischi risposero gli urli, agli urli seguirono e si confusero le invettive.
Livio Merate si avanzò fino al proscenio, si sporse verso il palco ove Teseo Alvisi adoprava tutta la forza de' suoi polmoni per trarre dal suo istrumento di protesta suoni sopracuti e gridò:
— Accettate un contradditorio!
— No! — rispose il Ramelli — Io coso... io protesto!
— Villani!