— A me prete? Ve lo farò vedere s'io porto le vesti, buffoni! Mentre a cori, a ondate, da tutti gli angoli del teatro si levava il grido:

— Alla lanterna!

Nel contempo, poichè la scena si svolse in pochi secondi, era dalla platea al loggione, come un mare corso da furiosissima bufera. Volavano i cappelli, si levavano i bastoni in atti minacciosi, ricadendo, rialzandosi come un ondeggiare continuo. Si videro più braccia sollevare un uomo che si difendeva a disperazione con ogni suo arto libero, poi scomparve, si riconfuse alla folla; si videro due avvinghiarsi alla vita e attorno a loro si formò un largo improvviso tosto ricoperto; si notò la lotta di un giovinetto circondato da dieci che gli gridavano in viso ogni contumelia poi si udirono, acuti sul tumulto, i tre squilli fatali, ravviso che i pennacchi rossi intervenivano.

Per qualche secondo ancora il tafferuglio continuò; ma ai primi arresti, i tumultuanti si accalcarono a l'uscita.

Teseo Alvisi e Pietro Ramelli furono seguiti da due carabinieri. Non appena se ne avvidero, si volsero pregandoli di allontanarsi:

— Non abbiamo bisogno di protezioni!

— Sappiamo difenderci, lasciateci soli.

Però i pennacchi rossi, che avevano ricevuto un ordine, non vollero saperne e continuarono la loro guardia, molto opportuna d'altra parte, perchè non appena i due monarchici sbucarono su la piazza, un crocchio di male faccie che s'era formato, si trattenne da l'assalto solo per la presenza dei due paggi severi che hanno una loro casa di ricovero poco simpatica al popolo. Anche l'eco del tumultuoso comizio, si perse in breve ne l'accrescersi de l'ansia, per la sempre più prossima giornata campale.

Il Cavalier Mostardo continuò a batter le campagne in compagnia molte volte di Ardito Popolini che improvvisava discorsi su discorsi: nelle aie, nelle osterie, nelle stalle, fra i campi, ovunque trovasse un gruppo di bifolchi.

Il Cavalier Mostardo era più risoluto; Popolini più suasivo; ciò che il primo otteneva minacciando, il secondo otteneva con la parola ornata, sempre pronta, sempre chiara nelle iperboli strampalate, ragione principale questa del suo notevole ascendente su gli uomini che ascoltano a bocca socchiusa e ad occhi fissi e tanto più si maravigliano quanto meno comprendono.