Le vostre insinuazioni non hanno valore, traditori del popolo! Ricordate l'Africa e le persecuzioni politiche!
E i monarchici:
La nostra moralità è ineccepibile. Voi non potete dire altrettanto!
E i repubblicani:
Non c'è morale dove l'interesse borghese domina. Il popolo vi giudicherà, sanguisughe insanabili!
E ancora ancora in fila ininterrotta, sui muri, su le colonne, sui marciapiedi, nei tempietti del divo imperatore, sui fanali, su le insegne dei negozi, sui portoni chiusi, su le finestre, ovunque fosse uno spazio libero, ovunque fosse un palmo disponibile, le striscie si distesero, si sovrapposero recando il loro dialogare rapido e veemente.
Il prefetto fece sguinzagliare per tutta la città i suci agenti: ma con l'ordine di seguire la massima prudenza che, data la soverchia eccitazione degli animi, sarebbe bastata la più lieve scintilla a far nascere gravissimi disordini.
Ora avvenne che Gargiuvîn avesse adunato, in quel penultimo giorno, i compagni suoi per impartir loro la parte delle dottrine anarchiche che impediva di portare il loro contributo alle urne. Decisero adunque di astenersi in massa. Però, come volevan dimostrare la loro presenza e l'assiduita del loro pensiero avvenirista, Gargiuvîn, capo e iniziatore, pensò di esporre un unico cartello nero sul quale a lettere rosse, sotto un teschio che aveva stampata nelle concave occhiaie la parola Libertà, era scritto:
La morale non esiste; il popolo non esiste. Esistono solo degli uomini. Abbasso i Re, le Elezioni, i Governi. Evviva l'Anarchia!
NOI.