— Amen!

Così la feccia del sobbollimento politico era tolta di mezzo.

Ma l'ultimo giorno spuntò; l'ultimo giorno in cui gli uomini rossi, dischiuse le loro fucine, dovean provare la vigorìa delle proprie ancudini.

Nella notte antecedente i capi non avevan saputo riposo. Il Cavalier Mostardo era partito per le più lontane campagne onde raccogliere e guidare alla città torme di contadini.

Ardito Popolini e Tragico Arrubinati avevan vegliato, intenti a disporre le cose in guisa che la prima vittoria si ottenesse con la conquista dei seggi. Gian Battifiore, vigile nel suo studio, aveva misurato le forze degli avversari.

Inoltre Bartolomeo Campana parlò al Circolo Marat e Bortolo Sangiovese, nella solenne occasione, compì un discorso che aveva cominciato il padre, l'unico discorso della famiglia Sangiovese.

Come suonaron le campane del giorno, gli uomini rossi ritornarono alla luce.

Alle nove doveva aver principio la votazione per eleggere i presidenti dei seggi.

L'ultima adunanza fra i capi repubblicani fu tenuta rapidamente in casa di Gian Battifiore. Stabilite le ultime disposizioni si lasciarono. Nessuno pensò a prender cibo.

E alle nove, in vari punti della città si apriron le porte fatali.