— Preti e codini, un fascio e al forno!
— Evvivaaa!
— Evvivaaa!
Così! Evviva di tutto e di niente. L'uomo è una bestia che si esalta e grida.
Si formò il corteo, il corteo imponente che la grande occasione richiedeva. Quattro musiche e tutte le associazioni e tutte le bandiere, in fila interminabile.
Partirono dalla Porta del Sole osannando, baciandosi, abbracciandosi. Che bella cosa la Repubblica! Percorsero le vie dei Bruti, si diressero al Passo. Precedevano il corteo: Gian Battifiore, Bortolo Sangiovese, Bartolomeo Campana, Ardito Popolini, Tragico Arrubinati, il Cavalier Mostardo e Coriolano.
Bortolo Sangiovese sgambettava innanzi, senza sapere ove andasse, stupito e inconsciente. Gian Battifiore sorrideva muto.
Quando giunsero al Caffè della Bandiera le grida raggiunsero il colmo.
Su la porta erano ritti, sogguardando e subsannando: Pietro Ramelli, Teseo Alvisi e Antonio Viminèdi.
Quest'ultimo tacque per qualche secondo: ma poi, preso da un impeto d'ira, si pose le mani nei capelli, volse intorno gli occhi e gridò ben alto, sì che i trionfatori udissero: