Avesse agito ormai come più le tornava a grado, la contessa Liturgico: Didino era figlio suo.

Partiva lasciando il campo libero. Certo i nemici suoi avrebbero cantato chi sa quali superbe altezze di vittoria; ma si sbizzarrissero pure: tempo è di nascere, e tempo è di morire — dice il Predicatore — tempo di piantare e tempo di divellere ciò che è piantato.

V'è un'alba per ogni cuore, ed egli sapeva la sua non lontana e radiosa come mille fuochi.

Così pensando Monsignor Rutilante si allontanava per le vie mute della campagna, sotto la luna che scendeva rosseggiando verso i limiti delle siepi, mentre nella città del piano gli uomini rossi dormivano il sonno grave e tranquillo dei trionfatori.

Tutto era nella quiete solenne che segue le grandi agitazioni. Per le vie deserte non si attardavano se non i cani. Tutti i fanali erano spenti poichè era il plenilunio.

Dormivano, gli eroi della giornata campale, un grave sonno, privo di ogni visione, poichè la stanchezza estrema aveva abbattuto il loro corpo quasi in una morte latente; ma dormivano coi volti sereni, vivi ancora de l'ampio sorriso che li aveva animati la sera innanzi.

Ora, quando il mattino lanciò le sue freccie d'oro per l'aria e passò le finestre in isprazzi luminosi e condusse il zinzillulare delle rondini nei cieli; quando portò le colombe a volo in larghi cerchi su la piazza maggiore ed ebbe per l'aria l'accoglienza delle numerose campane, gli uomini rossi levarono il capo dal loro guanciale, poichè tutti erano mattinieri e, cantando, dopo essersi sommariamente abbigliati, si avviarono ai consueti ritrovi, pieno l'animo di festività e il pensiero di gioconde parole.

Solo Gian Battifiore e il Cavalier Mostardo si levarono accigliati ancora perchè il loro còmpito non era finito.

Dopo la Repubblica, Europa, ch'era alla fin fine la continuazione del còmpito politico.

Verso le dieci del mattino Gian Battifiore si ebbe la visita del Cavaliere, il quale, riprese già le trame della sua impresa, aveva saputo della partenza di Monsignor Rutilante, della sicura permanenza di Manso Liturgico e delle disposizioni d'animo della contessa circa il matrimonio.