Bevvero acqua e mangiarono semi di zucca, poichè, in sei, non possedevano un soldo. Poi, quand'ebbero finite le loro provviste, Gargiuvîn si alzò per parlare e disse:

— «Uomini! Noi non abbiamo patria, noi non abbiamo interessi speciali: il nostro paese è il mondo! Ora in questo nido di borghesi che sono come il leone e dicono: — questo è mio e questo è mio! — e non lasciano neppure le bricciche per i polli, noi non possiamo rimanere e per due ragioni.

«La prima è questa: Ormai ci conoscono troppo e, per le nostre idee, ci mettono al buio a ragione e a torto.

«La seconda è che ogni buon anarchico non deve legarsi ad un palmo di terra.

«Io vi dico che la morte è una compagna bella come il vino e le donne! Ora il vino costa; le donne hanno paura di noi e la morte no! Evviva lei, dunque, e domani partiremo.

«Noi siamo apostoli dell'Anarchia. Gli apostoli non devono star fermi. Chi sta fermo, vegeta; chi vegeta è una pianta... Noi siamo anarchici e dobbiamo vivere per le nostre dottrine.

«La nostra guerra non si muove ad una classe, ma a tutte le classi, al mondo! Quando gli uomini ci avranno inteso, saranno perfetti. Per ora son degni di distruzione.

«E comincieremo dai culmini coronati, comincieremo dai regnanti! Ho una missione che in via vi comunicherò.

«Preparate il vostro bastone e le gambe e le tasche per il pane. E siate forti come la dinamite!»

Arfàt tremò; gli altri chinarono il capo. Così avevano acconsentito.