Ora, l'un dietro l'altro, uscirono da Porta del Sole. Andava innanzi Plè, il cane apocalittico, dalla gran testa penzolante e malinconica e buia. Stanco della vita ormai, non si soffermava più ai paracarri, sdegnoso degli annunzi amichevoli che si lasciano i cani fra loro, con reciproco accordo. Andava col muso su la polvere ardente, trascinando le zampe ciondolon ciondoloni. Lo seguiva ronzando uno sciame di mosche importune. Veniva poi Gargiuvîn col cappello su la nuca e il capo diritto, da l'eterno sorriso maligno. Impugnava a sostegno e a difesa una specie di clava di quercia, scolpita nei frequenti nodi a orribili teschi. Pel suo cammino occupava mezza via, poichè gettava una gamba a nord e l'altra a sud.

E Arfàt, il gigante dai miti occhi azzurri, fattosi anarchico per il debito di cinque lire, seguiva a capo chino, pensoso solo della canicola grande.

Poi Schignòtt, dai calzoni che gli arrivavano al ginocchio, dalla camicia a brandelli. Egli non portava mai il cappello; lasciava il cranio deforme dai capelli rossigni, al sole. Teneva le mani dietro le reni e pareva fosse sua intensa preoccupazione quella di porre i piedi, a passo a passo, su le immense orme lasciate da Arfàt.

Apulinèr, l'ortolano di un tempo, aveva dietro le spalle una bisaccia contenente sette rape e sette sedani e tre pomodori. Non ne avrebbe preso nè più nè meno, per la fatalità numerica che lo perseguitava.

Don Vitupèri, il prete filosofo, povero come tutta la miseria, andava sorridendo. Ah! l'anarchia era, per lui, un regno d'amore divino! Un ritorno alla filosofia della terra, ai costumi delle formiche! Uomini, uomini! Iddio dette la luce e voi ve la togliete a vicenda!

Camminava distrattamente, un po' qua, un po' là, quasi gli mancasse l'equilibrio.

Da un sacchetto che portava su le spalle, si alzavano ogni tanto soffi e mugolii strani e paurosi. Miarù, il gatto forastico, si faceva vivo così, per la paura grande.

Don Vitupèri aveva voluto prendere il suo amico migliore con sè, ne l'ignoto pellegrinaggio.

E veniva ultimo Marcôn, il profeta. Su le sue spalle posava Lèdar, la cornacchia; da una tasca sbucavano le pagine sgualcite del Libro dei sogni.

Marcôn aveva seco gli elementi necessari per giungere in capo al mondo.