Non era giunta ancora al punto in cui l'acrimonia e le dense tenebre delle quali si ammanta ciò che è terrestre, per le antiche vergini, chiama le stesse al cielo ed apre loro, se la fede e la fantasia creatrice le aiuti, un infinito campo di speranza; non era giunta alla rinunzia completa dei beni di questa vita; l'astrazione non vinceva ancora il senso convulso che aveva di frequente dominazioni d'incubo e passava ne' suoi carri vertiginosi agitando mille faci, tutto vermiglio di sangue e scarmigliato; ell'era nello stadio più terribile e più oscuro, nel punto in cui Dio è ancora come un'alba lontana e il desiderio, già al cielo d'occaso, rosseggia violentemente fino allo Zenit, per l'ultimo suo impero.

Così camminava ne' suoi postremi sentieri di concupiscenza, Asia, la cupa zitella dai pochi capelli raggruppati a teghe, dagli zigomi forti, dalla stridente magrezza ed era, alle nozze della sorella, come un orribile simulacro d'impotenza astiosa.

Si pose ella, ritta nel vano di una finestra e immobile, arcigna, tacque sogguardando.

Nessuno, d'altra parte, le pose mente. I giovani no, che, quando si avvicinavano per stringerle la mano erano accolti da sì macabro sorriso (macabro nella subitanea apparizione dei denti rari e sconnessi e puntuti come sanne) nè l'aggrinzarsi di tutto il volto come una vecchia stoffa e nel lampeggio dei piccoli occhi sitibondi sotto le ciglia troppo ispide, che ogni pietosa fantasia presto dileguava dalla loro mente; i vecchi neppure chè non riuscivano a strapparle da l'ampia bocca fortissimamente serrata, l'eco di un suono.

Ella rimase sola nel vano della finestra.

Chiusa nella sua veste di raso verde cupo come in un estivo ammanto funereo, fissò Europa quasi volesse farla dileguare come l'ombra di un sogno.

Parve a volte che le sue braccia scheletriche, ispide come le chele di un granchio, dovessero aprirsi e racchiudere in amplesso di ansiosa concupiscenza, tutta l'osannante brigata.

Africa e America, frattanto, bezzicavano qualche dolciume.

Oceania canticchiò come sempre, aspettando l'amore. Ed Europa e Didino ebbero negli occhi l'azzurro cupo dei cieli.

Erano felici dovevano esserlo: sposavano. Nella buona società degli uomini che si affratellano, conviene esser felici a scadenza fissa, per il bene comune e per le convenienze, sciocche tirannelle.