Gian Battifiore, indossata la simbolica fascia del suo ufficio, aveva già congiunto indissolubilmente i due rappresentanti dei partiti avversi che, ne l'amore, trovavano momentanea sosta.
Ora tornavano dalla Chiesa. I liberi pensatori rispettano le tradizioni.
Un mondo di sventure sarebbe toccato agli sposi, qualvolta non avessero chiesto a Dio il permesso di unirsi; così non era neanche passato pel capo a Gian Battifiore il pensiero di opporre ostacoli al matrimonio religioso. Assaporavano i simbolici dolciumi, ora, vezzeggiando con molto spirito su la saggia dignità de l'alcòva. E dimostravano che le feste di nozze sono sempre di gran belle cose! Opportune e di squisita grazia.
Frattanto il Cavalier Mostardo e Bortolo Sangiovese, da bene esperti amatori, assaggiavan tutti i liquori; Ardito Popolini, Tragico Arrubinati, Bartolomeo Campana tacevano, impacciati, poichè di politica per allora non se ne poteva parlare.
Solo le molte signore, arzigogolando qualche malignità, ridevano e Augusto Regida faceva stupire la bonaria ignoranza di Veneranda, co' suoi discorsi.
Ma vi fu un punto in cui l'ingenua vecchietta s'impermalì poichè il Regida le disse:
— Vede signora Veneranda, due giorni di una donna sono i più soavi: Quando si sposa e quando si porta a sepellire.
Lo diceva un greco ma lei non l'ha conosciuto.
Ella gli volse spalle e se ne andò senza rifiatare, inviperita.
Poi il Regida, come argomento nuziale, trasse in ballo Saffo dalla cetra bene esperta d'ymenaei. E recitò ad alcune signore il brano de l'ode: