In un capannello, in mezzo alla sala, parlavano accalorandosi Ardito Popolini, Gian Battifiore, Bortolo Sangiovese e un nuovo personaggio, ritornato il giorno stesso da lontane regioni: Ottantanove Riborsi, vecchio repubblicano convinto, anima schietta e sincera, tanto sincera che il Regida, parlando di lui, soleva dire ch'egli

«... ne mettait son chapeau

qu'il ne se couvrît la tête».

Era importante la presenza del Riborsi per gli affigliati, poichè qualcuno fra questi pensò fosse apportatore di grandi novità.

La sala del circolo Danton non era nè ricca nè povera, discretamente brutta, passabilmente tollerabile. Ognuno aspettava, trattandosi di democratici, col proprio cappello in testa, chè, il toglierselo, sarebbe stata dimostrazione di imperdonabile umiltà.

Come trascorse mezz'ora dal tempo fissato e il Popolini, volgendo gli occhi intorno, vide presenti i principali rappresentanti del partito, gridò al Cavalier Mostardo;

— Chiudi le finestre! — poi, come l'opera fu compita, salì su la grande tavola ch'era situata al centro della sala.

Fu fatto un silenzio solenne.

— Cittadini! — gridò, e la sua voce fu come tuono, come fragore di tempesta. Qualche cappello descrisse la parabola del rispetto.

— «Cittadini!