Ella ci soffriva perchè era nella sua natura l'istinto de l'accoppiamento, istinto che a volte rasentava l'ossessione.

Così, negli occhi suoi, vagava una continua pietà per le padroncine che non potevano sapere niente.

Nel brolo c'eran le canipaiole che hanno gli occhi come due piccoli coralli e Divina ricordava che, sotto la sua casa di grossolane selci, udiva un tempo il fischio di Fiurù, simile al verso delle canipaiole. Le sue quattro ragazze (le teneva ella ne la sua materna protezione) chisà quanto dovevano soffrire per la ininterrotta solitudine!

E se qualcuna le avesse detto:

— Divina, aiutami!

Sarebbe andata in capo al mondo per far entrare di soppiatto l'amore, dove le consuetudini non volevano. Non era giusto forse? La nostra vita è breve — pensava ella — bisogna ben godersela come si può. Quando si è morti, è finita!

Ora, vedeva Africa sospirare per il conte Alfonso De' Bigamia; Asia e Oceania attendere a loro volta il sospiro che si rivolge a qualcuno e America perdere la sua bella giovinezza, nel sonno e ne l'insapienza.

Ciò le dava grande amarezza.

Verso sera, le figlie di Gian Battifiore, poichè la madre Veneranda usciva per le sue pratiche religiose e il padre era assorbito dagli interessi della popolazione, si riunivano in una stanza a terreno, che immetteva ne l'orto e, intente a qualche lavoro femminile, attendevano l'ultimo crepuscolo.

Divina era con loro.