Così per molteplici esplicazioni, Gian Battifiore si vide accresciuto ne l'affetto e nella considerazione de' suoi simili e amministrati.
Egli non pensò di iniziar ricerche per rintracciare la figlia perduta. Di questo si occupava la polizia, sempre solerte e, per quanto i tentativi non avessero dato alcun risultato soddisfacente, nutriva fede nella buona riuscita delle cose.
Più lo preoccupava la sua fama. Al bene pubblico, un uomo superiore, deve talvolta sacrificare e i suoi particolari interessi e gli affetti famigliari ed ogni suo bene; in tale sacrificio sta la sua superiorità, il coefficiente primo che lo distanzia e lo diversifica dalla massa dei mediocri e degli intelligenti.
E Gargiuvîn, frattanto, nelle lunghe notti di sua prigionia, contava dalle strette inferriate, le stelle, chiedendosi serenamente se egli fosse per davvero l'uomo più folle fra la folle brigata rivoluzionaria.
CAPITOLO VII. Qui fa la sua prima comparsa il Cavalier Mostardo negli uffici dell'«Aristogitone».
L'Aristogitone era l'organo del partito repubblicano. Ne era anima e corpo, Ardito Popolini, mente eletta e temperamento entusiastico.
Egli aveva avuto l'idea di sostenere il partito con un giornale, il quale doveva essere ad un tempo: gogna dei disonesti, centro di combattività per l'idea del Maestro e palestra aperta ai giovani ingegni romagnoli, desiderosi di tentare il campo delle lettere e della politica.
L'Aristogitone aveva due avversari: Il Cataclisma, organo dei socialisti rivoluzionari, che combatteva sotto l'egida di un motto piuttosto medioevale: Quia nominor leo!; e La Vera Croce, ebdomadario del partito clericale.
Ogni ingiuria creata ed ogni fantasia ingiuriosa che il clima della calda Romagna alimentasse, trovava in detti giornali sua stabile dimora per le ardenti e continue polemiche, nate da minime cause, divampanti in perenni incendii.
Ardito Popolini, allorchè fu per porre un titolo al suo giornale, frugò fra i suoi ricordi classici, perchè voleva togliersi dalle comuni denominazioni. Rimase incerto così fra i nomi di due eroi della libertà, dei quali conosceva le gesta: Armodio ed Aristogitone. Armodio si prestava troppo ai facili giuochi di parola degli avversarii; la scelta cadde su Aristogitone.