— Ascolta. Don Papera abita il secondo piano della casa di Ermelinda e Don Papera è un prete che ha paura del diavolo e degli spiriti. Susanna mi raccontava che la notte dorme col capo sotto alle lenzuola e non ispegne il lume. Susanna è la sua cameriera: Lo sai? Sta bene.

Io odio i preti per convinzione e per sentimento, se posso tormentarne qualcuno sono felice; il mio ideale sarebbe di porli tutti in fascio dentro un vascello e mandarli a colonizzare il polo.

Ieri notte mi feci una pensatella graziosa. Mi dissi: Don Papera rientra alle undici, io lo aspetterò sulle scale per fargli paura. E lo aspettai.

Nascosto nel vano di una porta, avevo messo la giacchetta al rovescio, e mi ero tirato il cappello sugli occhi. Quando Don Papera entrò, salì le scale e mi fu vicino, sugli ultimi scalini, uscii dal mio nascondiglio, afferrai il prete per una spalla e gli gridai: — Ed ora confessati! — Pietà, pietà! — rispose tremando, ed io: — Non ho tempo, spicciati! — Proprio come dicevi con me, poco fa. Sentivo che il povero diavolo veniva a mancarmi sotto alle mani, pareva diventasse sempre più piccolo; con un fil di voce rispose: — Io sono estraneo... io non ne ho colpa... è stato Monsignor Rutilante! — Malmissole! pensai, qui si tratta di cosa seria! — Ingrossata la voce ripresi: — Non è vero!... Bada la pagherai per tutti! — L'altro respirava come un mantice ed io pensavo: Ora mi muore ed è fatta! — Rispose ancora: — È stato Monsignor Rutilante d'accordo con la contessa.... non odio gli anarchici. — Poi sentii ch'era rimasto appeso al mio braccio, come fosse un cencio. Lo adagiai su due scalini e me ne venni via.

Questa mattina Susanna mi ha detto che Don Papera è in letto con la febbre.

Mostardo tacque e continuò ad arricciarsi i baffi. Ardito Popolini s'era fatto serio e pensoso.

Disse quest'ultimo in tono grave:

— È tutto vero ciò che mi hai raccontato?

Mostarde fece un atto sdegnoso ed evasivo e non rispose.

— Allora — riprese Popolini — conviene parlarne nel giornale.