E Don Papera si compiaceva provare la sua bella vocetta dai toni bianchi, nella declamazione dei versetti dai quali balzavan le immagini voluttuose in continuo susseguirsi, quasichè l'intera giovinezza di un popolo avesse nel breve canto, profuso con regale magnificenza tutto l'amor suo.

Chino su le pagine giallastre, un braccio gesticolante ne l'aria, Don Papera, entusiasmandosi di parola in parola, cresceva tono, fino ad esplicar tutta la potenzialità della sua voce.

E nella stanza non era che Susanna intenta ad avviar qualche sua lunga, abbominevole calza.

Diceva il sacerdote:

«O figliuola di principe, quanto son belli i tuoi piedi nel lor calzamento! le giunture delle tue cosce son come monili di lavoro di mani d'artefice....»

Susanna alzava gli occhi riabbassandoli in fretta e l'altro cresceva tono gesticolando sempre più disperatamente, col braccio teso sul capo:

«Il tuo bellico è una tazza ritonda, nella quale non manca giammai beveraggio: il tuo ventre è un mucchio di grano intorniato di gigli.»

Altra pausa. Maraviglia de l'uditorio ed entusiasmo crescente de l'oratore.

«Le tue due mammelle paiono due cavrioletti gemelli....»

Or avveniva quasi sempre che Susanna la quale, poverella, essendo nata in campagna non conosceva troppe sottigliezze distintive, si appropriasse la squisita serie di bibliche galanterie ed interrompesse la lettura, con la risatella di sdegno consenziente comune alle creature semplici.