Altra pausa. Riprese quasi singhiozzando: Dagli oscuri cieli velò il cuore degli uomini pravi, delle male femmine e dei perduti.

Doveva dire ancora, più innanzi, in un punto in cui, por il crescendo della voce e l'incitamento della passione, la folla si sarebbe commossa; doveva dire: Una folgore minacciosa... ecc. — E, rincorato un poco, che, tanto tanto una diecina di periodi si erano annodati bellamente in seguito decoroso, prese lo slancio oratorio, protese le braccia sul capo, e, nel silenzio, gridò:

— Sì, fratelli, fu proprio allora che una fragorosa minaccia piombò su gli infedeli!...

Fu uno scandalo! Subitamente una pazza risata salì, si propagò fra la folla e risuonò bacchicamente nel tempio. Egli era perduto. Scese dal pulpito e da quel tempo gli fu tolta la facoltà di predicare e gli fu imposto il nomignolo di Don Papera.

Trovatosi adunque Don Papera nella grande sala del palazzo vescovile, fra una severa ricchezza di arredi (ricchezza che gli toglieva ogni facoltà di libero movimento onde più non sapeva come atteggiarsi e dove guardare) rimase alcun tempo immobile a pochi passi dalla soglia, sorridendo a destra ed a sinistra, senza sapere precisamente a chi; poi, scorto poco lontano un gruppo di preti che discutevano con animazione, vi si mischiò quasi a nascondervisi.

Poco stette ascoltando e poco apprese dal vociferio indistinto, chè un subito movimento di sorpresa mosse tutti a guardare ad un punto, e lui con gli altri.

Una pesante cortina di velluto rosso, in fondo alla sala, si era sollevata, e l'alta e mirifica persona di Rutilante era apparsa nel vano, in posa di «Non mette conto!»

Avanzò inchinandosi leggermente e mentre tutti rispondevano con rispettoso ossequio al suo saluto, si sedette su la sua grande poltrona, adorna come una signora crepuscolare.

Poichè erano convenuti in quel giorno, per suo ordine, anche i parroci delle lontane campagne, Don Rutilante cominciò da questi e dette loro singoli avvertimenti e consigli, licenziandoli poi ad uno ad uno.

Disse ad esempio a Don Rosolia, parroco di Mongrande, di non avere più tante tenerezze per i socialisti della sua parecchia; a Don Presente, prete evoluzionista, di intendimenti prettamente moderni, impose, sotto minaccia di grave punizione, di togliere l'indecorosa iscrizione posta a sommo della Chiesa.