Ora io ho iniziato particolari ricerche, riuscite fino ad ora infruttuose, per sapere dove e come il Signor Popolini, o chi per esso, possa avere assunto le gravi informazioni, le quali, naturalmente, condurrebbero i nostri nemici su le traccie dei fuggitivi. Riuscirò all'intento, sviando le malvagie insidie! Comunque sia, chiedo fin d'ora il vostro indispensabile aiuto.

Voi conoscete la doppia conversione che siamo per compiere mercè l'opera oculata ed assidua del molto Reverendo Canonico Bartoletti, il quale si è recato appositamente al Castello dei Lecci; ora, sarebbe atroce se le nostre migliori speranze venissero troncate di un colpo per il divulgarsi della cosa. Come ho detto, fino ad ora non ho certezze; ho solo alcuni indizi (e qui guardò acutamente Don Papera) i quali mi condurranno o prima o poi a buon porto. Comunque sia raccomando la massima oculatezza (e fissò sempre il povero piccolo prete) la prudenza più rigorosa, la segretezza più assoluta. Se qualcuno fra voi (qui la voce crebbe e gli occhi lampeggiarono minacciosi) trasgredisce a questi miei ordini, che sono la volontà della Chiesa, mi troverò costretto a punirlo con severità della quale fin qui non ho dato esempio!

— Io non so niente! — sussurrò Don Papera che si credeva diggià scoperto.

— Non ho parlato con lei in particolare! — soggiunse Monsignor Rutilante: — Vi ho messi tutti sull'avviso. D'altra parte credo che ognuno agirà da buon sacerdote.

— Speriamo! disse Don Crisantemo.

E Don Barchetta sorridendo:

— Può darsi!

— Ma io vorrei — riprese don Amilcare — vorrei che Ella specificasse i suoi dubbi perchè da sacerdote onesto non posso lasciare che altri supponga...

— Nessuno può supporre un ette, dal momento che io solo so. D'altra parte hanno intesa la mia volontà. Ora ogni discussione è esaurita.

I sacerdoti s'inchinarono, poi, siccome il comando del gran vescovo dagli occhi volpini era stato esplicito, uscirono uno alla volta, lentamente, in silenzio.