Quando Don Papera si trovò nella strada, già erano accese le prime scialbe fiammelle dei fanali. Udì per ultima la voce di Don Barchetta, il quale diceva:
— Già già, l'affaruccio si complica. Prima Fedele e Didino: amor fraterno, disinteressato e platonico; poi Didino ed Europa: amor fulmineo, irresistibile, sensuale; infine Didino, Europa, il canonico Bartoletti e una piccola cicala che canta. C'è un po' d'idilio, un po' di farsa e si delinea la tragedia. Ci divertiremo! — E se ne andò fregandosi le mani.
Don Papera prosegui la sua via rasentando i muri e guardò con la coda de l'occhio, sospettosamente tutti i passanti, vicini o lontani. Non mai, come in quella sera, la paura lo arroncigliò e sì forte lo tenne.
Non fece dieci passi senza rivolgere il capo. Gli parve aver sempre alle spalle qualcuno che lo seguisse spiandolo. Quando svoltò per un vicoletto oscuro che scorreva fra due alte mura, cercò farsi piccolo piccolo, per non essere osservato, per non esser veduto neppure dai tralci d'edera o dai rami di glicinie, i quali, soverchiando gli alti ripari, condiscendevano per buon tratto lungo le mura screpolate, nidi alle lucertole e culla di tenaci gramigne.
La metodica luna, spavento delle solitarie cagne, adornatrice di tenui ricami; invocata dai grandi alberi ciechi, immobili giganti della terra e sorrisa nel suo viaggio, dagli occhi delle querule rane che l'abboccano negli stagni, non aveva peranco raggiunto il colmo del suo andare, sì che, celata in parte da una muraglia, proiettava su l'altra e la sua luce metallica e l'ombra lieve dello cose.
Don Papera, a tratti, aveva un sussulto di paura, poichè vedeva, per l'affanno del vento, le ombre rincorrersi e scomparire; sminuire e giganteggiare in successione continua.
Andava così tutto timoroso e della notte e della triste fortuna che lo perseguitava, allorchè udì, proprio dietro le spalle, una voce imperiosa gridargli:
— Fermati Don Papera!
Il povero prete provò quel tal brivido che imbianca d'improvviso il volto e priva il corpo di ogni vigoria, sicchè, come non ebbe forza di continuare il cammino, così non trovò il coraggio di rivolgersi. Si appoggiò al muro e si posò una mano sul cuore il quale ballava una sua indemoniata furlana.
Poi la stessa voce ripetè: