— Buona sera cittadino!
Don Papera alzò gli occhi, tutto rincorato da l'augurio e provò un impeto di gratitudine per lo sconosciuto, perchè si aspettava qualche grave insulto. Quando riconobbe il Cavalier Mostardo, gli tese le mani e disse con la tenera foga dei deboli ai quali preme ingraziarsi i forti:
— Buona sera, caro Cavaliere, buona sera! Come state? Come mai siete da queste parti?
— Ti cercavo — disse il repubblicano.
— Mi cercavate?
— Si, tu devi dirmi alcune cose che sai.
— Io non so nulla, io non so nulla! — sussurrò Don Papera, e si sentì morire.
Il Cavalier Mostardo, da quattro giorni dava la caccia a Don Papera. Avendolo visto uscire in quel pomeriggio, architettò il piano per catturarlo.
— Ascolta cittadino! — prosegui Mostardo, dondolandosi su la persona: — Io non ti farò alcun male però ti avviso che di qui non potrai fuggire. Ai due sbocchi del vicolo, ci sono gli amici miei; se urli nessuno ti udirà. Poi, con me non si scherza e tu lo sai.
— Ma io non vi ho fatto niente! — sussurrò la povera creatura mesta. — Lasciatemi in pace, per la carità del vostro Dio!