— No!
— Bravo! Ora ti metti su la buona strada e guadagnerai la mia stima che potrà esserti utile, molto più utile di quella del tuo gran Monsignore, perchè qui, il tuo principale comanda alle donne e questa è commedia da ridere; io invece, ho in mano una leva con la quale posso mandare tutto all'aria: la Chiesa, i sacerdoti, le donne. Basta mi piaccia gridare una parola perchè tutti siano con me. Questa parola è il sole dell'avvenire. — S'inarcò su la persona, allargò le spalle, spinse il cappello un po' più su l'orecchio, e, fissando con le ciglia aggrottate, la metodica luna che sfiorava allora il comignolo di un camino, gridò: Viva la rivoluzione! — Da l'ombra del vicolo, alcune voci risposero:
— Evviva!
— Hai udito? — riprese il Cavalier Mostardo. Don Papera si rannicchiò sempre più vicino al muro, invidiando le lucertole che hanno il nido nei crepacci.
— E avanti! — continuò Mostardo — Rispondi a tono. Dov'è Europa?
— Non lo so, ve l'assicuro, non lo so!
— Bada ch'io non posso perdere tempo. Rispondi: dov'è?
Don Papera che stava fra la paura della vendetta di Monsignore e quella del repubblicano, pensò appigliarsi ad un partito sicuro rivolgendosi al buon cuore di quest'ultimo:
— Ascoltate — disse — datemi la vostra parola, Mostardo, la vostra più sacra parola che non mi tradirete, che non direte neppure all'ombra vostra ch'io vi ho parlato! Ne va del mio decoro, della mia vita, e voi non vorrete rovinarmi!
— Ehi! — fece il Cavaliere alzando il capo: — Tu non sai che voglia dire repubblicano! Sta attento figliuolo, che questa è sacra dottrina. Repubblicano, vuol dire: Dignità e Coscienza; Pensiero ed Azione; Progresso e Cortesia! — Hai inteso? Ora, puoi fidarti.