— Ma datemi la vostra parola! — ripetè Don Papera poco convinto dalla dichiarazione.

— Bestia! — rispose il Cavalier Mostardo indispettito. — Non capisci niente! Ebbene, su la mia parola d'onore non farò il tuo nome.

E allora, rapidamente, a voce bassissima Don Papera cantò:

— Didino è fuggito con Europa, perchè si volevano bene; gli anarchici non c'entrano. Ora gli innamorati sono in campagna, in una villa delle vicinanze, ma non so dove.

— È possibile mai che tu non lo sappia?

— Ve lo direi come vi ho detto il resto.

— Voglio crederti perchè sei un buon figliuolo e meriti la mia stima. Ora puoi andartene a casa senza timore. Sei salvo!

— Buona sera Mostardo! — disse il prete.

— Addio cittadino! — rispose il gigante battendogli una mano su la spalla. Mentre Don Papera si avviava lentamente rasentando il muro, il Cavalier Mostardo mandò un fischio d'intesa al quale altri fischi simili risposero di rimando. Poi gridò:

— Passo libero!