«Ho pregato, ho seguito vigilie e digiuni, ho chiesto consiglio al mio confessore; ma nulla, nulla mi è stato di giovevole conforto in questo gran male.

«L'amore è una cosa triste e ineluttabile; io lo sento e chiedo perdono a Dio per la mia debolezza.

«Andrò molto lontano di qui; in qualche chiesa remota, consacrerò a Dio questo disperato amore che mi consuma, poi mi prostrerò su la terra, piangendo.

«Non so scriverti più perchè il pensiero si perde.

«Addio, ti bacio forte, addio.

«Didino.»

— Povero figliuolo! — disse Don Eucaristia.

La contessa Gilarda e Monsignor Rutilante si guardarono negli occhi.

— Che ne diranno i repubblicani? — chiese Don Barchetta con la sua voce stridula e infantile; poi si volse verso la finestra e guardò giù, nel giardino, con aria pensosa.

— Non è un'infamia? — riprese la contessa Gilarda interrogando Monsignor Rutilante.