— In questa faccenda vi deve essere un colpevole — rispose il savio prete — e lo scopriremo. Però mi permetterete dirvi, cara contessa, che se da parte vostra vi fosse stata sorveglianza maggiore e saggia oculatezza, il male che ora ci troviamo inaspettatamente su le spalle, si poteva evitare. I ragazzi non hanno ancora sufficiente discernimento, non possono, nella loro mente, troppo presa dalla fantasia, fare una netta e sicura distinzione fra il bene ed il male, sicchè da l'uno a l'altro, per inavviste propagini, si perdono.

Sta alla precettrice o al precettore che li guida il saperli indirizzare per la retta via, nel santo timore di Nostra Madre Chiesa; essi sono come una barca senza timone, ed attraversano il mare dei perigli; sono come un augello nella tempesta e possono disperdersi negli artifizi del nemico, nelle male reti degli uccellatori. Io so di molti casi consimili, nella mia esperienza di padre.

Certamente, per voi, cara contessa, questo è un grave caso di coscienza e dovrete purgarvene.

— Seguirò la volontà di Dio e la vostra, padre! — disse la contessa Gilarda inchinandosi.

— Ora però — riprese Monsignor Rutilante, dai vivi occhi volpini — conviene cercare la linea di condotta più opportuna per evitare mali peggiori: Quali erano gli amici di vostro figlio?

— Non ne aveva.

— È impossibile contessa. Un giovane di vent'un anno ha sempre qualche amico.

— Didino era un giovanetto solitario...

— Male! — chiosò Don Barchetta.

— ... e non aveva affetto per nessuno, se non forse per un suo cugino che capitava qui due volte all'anno e non più.