Contuttociò l'idea del conte Agesilao De' Lavilla segui una sua via trionfale onde furono decretate a Gerolamo Parvenza solenni onoranze.
Si diramarono circolari-invito ai quattro punti cardinali: si stabilì un programma di feste per intrattenere i forestieri che sarebber giunti in istraordinaria affluenza; si dotò il teatro comunale per avere una breve stagione d'opera; si bandiron concorsi ippici, gare ginnastiche, feste popolari, e Bortolo Sangiovese il quale appena in quei giorni ebbe nozione del suo illustre compaesano, lanciò la proposta di bandire una grande fiera di bestie. L'idea non attecchì data la solennità de l'avvenimento.
Gian Battifiore, novello Bruto, sacrificava così a l'amor del paese i figli suoi.
In quei giorni, volgevan le calende di maggio, fra discorsi, ricevimenti, preparativi e sorveglianze, non aveva trovato tempo neppure per il suo quotidiano nutrimento!
Gerolamo Parvenza lo aveva assorbito; Agesilao De' Lavilla gli era sempre alle calcagna.
Erano giunti frattanto gli scienziati tedeschi rappresentanti varii Istituti ed Accademie: Fredrich Hoblein, Heinrich Krapffer, Sigmund Hoërgritz.
Il primo, Fredrich Hoblein, professore de l'Università di Lipsia, era presidente di venti istituzioni scientifiche, membro un po' di tutte le Accademie del mondo. Profonda celebrità, intelletto insuperabilmente vasto, dottrina incoercibile. Ove lucesse un lume di civiltà ivi era il nome, volava la fama di Hoblein, torre d'avorio incorruttibile al tempo.
Seguiva Heinrich Krapffer prototipo del genere co' suoi grandi occhiali cerchiati d'oro, rotondi come due lenti da lanterna; biondastro, obeso, solenne. Egli era filosofo naturalista; nato a Wolfenbüttel professava a Gottinga. L'opera che aveva destato un mormorio intorno al suo nome s'intitolava: Quadri comparativi degli alfabeti dei varii popoli. Per condurla a termine aveva impiegato venticinque anni votandosi al celibato ed alla castità. I varï popoli, riconoscenti per i rispettivi alfabeti, l'avevan fatto salire in somma gloria.
Veniva terzo ed ultimo Sigmund Hoërgritz, uomo che pareva l'emanazione diretta della tranquillità e della pazienza. Portava un soprabito bluastro orlato accuratamente ai bordi da un nastro nero; un cappelluccio rotondo e floscio, adorno da una piccola penna ricurva; gli immancabili occhiali e le scarpe coi chiodi.
Sigmund Hoërgritz aveva il viso rotondo, gli occhietti chiari e pareva sempre assunto alla maraviglia delle maraviglie. Egli era celebre come i compagni per un'opera grandiosa: La storia degli uomini e delle bestie.