L'autore non aveva trovato fra gli uomini persona il nome della quale fosse meritevole di andar unito nei secoli a l'opera sua onde, preso da subita ispirazione, l'aveva dedicata al Signore Iddio Re degli Universi.
Per la città gaia di sole, di stendardi e di bei visi di donna; sonora di voci bronzee, di voci umane osannanti al bel maggio, divino amante; per la città vegliata dalle lunghe ombre degli insigni campanili, rosea e bianca come una adolescente che il bel tempo innamorato non raccoglie, gli scienziati andavano sogguardando e il cielo e i monumenti, scortati da un corteo di monelli che il conte Agesilao De Lavilla e Bortolo Sangiovese cercavano invano di scacciare a cenciate, quali mosche importune.
Erano su la piazza maggiore, dinnanzi a la chiesa di San Viminale di maravigliosa eleganza per l'esile campanile diritto come albero di nave, lanciante fra il vago sciamar delle nubi e dei cirri, fra il volo dei colombi e l'azzurrità chiara de l'infinito, il suo cono roggio e verdastro sormontato da una croce di ferro aperta in eterno stupore innanzi a l'immenso.
— Questa — diceva il conte Agesilao in pessimo francese — è la chiesa più antica della città. La sua fondazione si perde ne la notte dei tempi. Il primo ricordo che se ne abbia, risale all'893. Apparteneva allora ai monaci cluniacensi. Grandi venture si ebbe nei numerosi secoli di sua esistenza. Fu quasi distrutta dall'incendio, fu ricostruita e s'ingrandì a mano a mano nel tempo. La facciata, come è ora, fu compita nel 1646, naturalmente non serba che pochissime traccie dell'antico splendore. Quando il seicento è passato restaurando, addio bellezza!
— Addio bellezza! — ripetè Bortolo Sangiovese tanto per interloquire qualche volta e far notare la sua presenza ai tre ospiti illustri. In verità egli non concepiva come si potesse ammirare un vecchio muro nerastro il quale d'altro non aveva bisogno se non d'essere intonacato, chè, così nero, era una vera indecenza. Comunque fosse ascoltava pazientemente le fole del conte Agesilao, con la rassegnazione particolare alle cariche autorevoli.
I monelli facevano attorno a loro un gran vocìo ridendo e segnando a dito in particolar modo Sigmund Hoergritz per il suo cappellaccio olivastro e rotondeggiante.
— E questo è il campanile — riprese il conte Agesilao — antica opera muraria pregevole di grazia e d'eleganza. Ne fu cominciata la costruzione nell'anno 1178 e fu compiuta nel 1180. In soli tre anni si elevò dalla terra a dominare la magnificenza dei piani vastissimi. Lo stile è lombardo. È alto settantacinque metri o poco più. Gli uomini ne deturparono in parte l'aspetto primitivo.
I tre scienziati del nord stavano col capo a l'aria, ammirati dalla grazia della esile guglia eretta a dominio ne l'alto medioevo.
— La fede per la quale sorse l'ha salvato da rovina — soggiunse il conte Agesilao. — L'ombra sua coprì stragi e tripudii; vide barbari dominii e libero governo repubblicano; vide alte le aquile imperiali e gli stendardi che il popolo eresse a grida, i rossi stendardi dalle bianche croci che segnavano le libertà repubblicane!
— Bravo bravo! — esclamò Bortolo entusiasmandosi al sacro nome del suo desiderato governo; e l'Hoblein, molto freddamente, quasi avesse udito un qualsiasi brano del Baedeker, soggiunse: