Si arrestò perchè, volgendo gli occhi, aveva veduto Augusto Regida che li sbirciava poco lungi, sorridendo.
— Regida, Regida? — chiamò il conte accennando con la mano. Il giovane si avvicinò.
Fatte le debite presentazioni disse Agesilao De' Lavilla:
— Senta, caro Regida, questi signori vorrebbero sapere qualcosa circa il folk-lore romagnolo, ella che è profondamente erudito....
— Prego! — fece inchinandosi con schernevole sorriso il Regida.
— Me lo lasci dire — riprese il conte — lo merita! Ella che è profondamente erudito può dar loro gli schiarimenti che desiderano. Vuole?
— Ma certamente!
E il Regida compiacque il desiderio degli scienziati i quali lo ascoltarono con molta deferenza.
Giunsero così a passo a passo ad una piccola piazza nella quale si teneva il quotidiano mercato delle erbe. V'era molta folla; un gridìo assordante si levava fra il trascorrere di terribili cortesie. In Romagna ogni insolenza ha valore di squisito augurio.
In lunga fila erano schierate le ortolane sedute sui loro piccoli carri, sotto immense ombrelle bianche, fra monti di legumi, di frutta e di verdura; fra scintillar di colori e di sole e chi andava, chi veniva, chi si soffermava gridando. Tutti gridavano a gola aperta quasi temessero non essere uditi dal vicino, quasi volessero comunicare ai circostanti la loro ragione, onde più e più cresceva il frastuono con l'accrescersi della folla. In tutti quei volti accesi, era una ebbrezza di vita gagliarda.