— Amici!... Son di ritorno!
Sventolavan ne l'aria i rossi stendardi del popolo e dal recinto un coro di applausi si levò irrompendo nel luminoso mattino.
CAPITOLO XI. Dove si banchetta alla guisa omerica, superlativamente, e il Cavalier Mostardo trionfa.
Fin dalle prime ore de l'alba, Smeraldina, la bionda ancella ed unica compagna di Bortolo Sangiovese, era in gran daffare.
Coadiuvata ne l'opera straordinaria e colossale da cinque contadini che Bortolo Sangiovese aveva assunto provvisoriamente agli onori della cucina; fra gli ordigni del mestiere, che avevano preso, per il caso speciale, dimensioni esagerate, ella si affannava, correva, accesa dal fuoco, da l'orgasmo, dalla tema di non mostrarsi degna del gran còmpito affidatole.
Le aveva detto il signor Bortolo il giorno innanzi:
— Ehi Smeraldina! Domani ho trenta invitati a pranzo.
— Trenta! — aveva mormorato la glaucopide ancella.
— Si, non ti maravigliare, è così! Del resto verranno cinque contadini a prestarti mano, li ho avvertiti. Bada... bisogna farsi onore!
— Ma?!...