— Sghìrbazz? — gridò l'ancella — lascia il pestare per un poco e vai nel pollaio a prendere sei galletti di canto.
— Sì — rispose imperturbabile l'anziano dalla faccia rugosa e originale; poi si avviò curvo, quasi pestasse ancora.
— Che mangiare! — fece Bùrgot guardando per aria.
— Da signori! — soggiunse Cruschîn sorridendo.
— Al tempo dell'uròl non si sta meglio![1]
— Così durasse sempre!
— Alla mietitura, quante volte mangiate in un giorno? — chiese Smeraldina.
— Cinque, sei... secondo — rispose Cruschîn.
— Ma dodici per lo meno! — esclamò Burgòt. — Non è vero Sghìrbazz?
Il valentuomo tornava allora dal pollaio con una corona di galletti urlanti disperatamente, a becco aperto. Egli non sapeva di che si trattasse pure, secondo la sua perpetua adesione, rispose: