Ora i convitati cercavano assumere pose graziosamente simpatiche innanzi al munifico ospite; così un sorrisetto benevolo errava su tutte le labbra, più incerto negli uomini, di condiscendevole dolcezza nelle donne.
Essendo il banchetto, in certo qual modo, d'etichetta, date le comuni abitudini, molti e specialmente le signore, cercavan porre un loro garbo d'eleganza nello spiegare il tovagliolo, nel riassettare le posate innanzi ai piatti, ne l'attendere coi gomiti strettamente uniti alla vita e i polsi appoggiati al limite della tavola, in linea parallela, rigidamente.
Però se un convitato improvvisamente si volgeva verso qualche punto, per darsi un'aria disinvolta, gli altri, quasi di comune accordo, ripetevano l'atto insieme. Così una volta si trovaron tutti a fissare con discreta intensità il soffitto quasi dovesse aprirsi per una mistica pioggia di rose; un'altra volta l'attenzione fu rivolta a Gian Battifiore il quale non seppe come atteggiarsi sotto il fuoco degli sguardi; e ancora su l'apparire di Rudàr; su lo sventolìo leggero di una tenda; su qualche convitato gli occhi furono fissi, aperti, sorridenti di tutto e di nulla. Il turbamento di trovarsi insieme a compire il solenne atto umano del quotidian pasto poneva in timore la gaia brigata.
Poi il simposio ebbe suo inizio.
Furono serviti prima i cappelletti, i tradizionali cappelletti che compaiono in ogni tavola romagnola dalla più modesta alla più sontuosa nelle grandi occasioni.
Dopo la minestra il simposiarca dette ordine che la lunga fila delle portate incominciasse. Si presentarono, ad una sua chiamata, Smeraldina e Sghirbazz recando enormi vassoi di carne bollita passata già per le sapienti mani degli scalchi.
E Rudàr offrì le salse verdi, le salse di alici, di capperi, di timo e di menta. Aveva un suo arnese diviso in tanti compartimenti ciascuno dei quali era occupato da uno special tipo di salsa, e lo passava sotto al naso dei convitati con grazia tutta sua particolare dimenticando la destra, la sinistra a grande edificazione di Smeraldina la quale, da l'altro lato della tavola, gli faceva inutilmente larghi cenni di sdegno.
Cominciò poi il dilettoso fiume dei vini a riversarsi in riscintillii, in gai spumeggiamenti, in bagliori d'ambra e di rubino, nella multiforme schiera dei bicchieri di puro cristallo.
Albano di Bertinoro, limpido come begli occhi di bimbo, dal soave aroma inebbriante; sangiovese di Civitella bruno come il ferro, dai bagliori sanguigni, aspro un poco al palato, dal vago aroma di viola; moscato di montagna, più dolce di vergine bocca; poi canina dei piani; pagadet vigoroso e traditore e molti altri che comparivano a mano a mano su la tavola recando, su l'etichetta delle nere bottiglie, vecchie date.
L'eloquio tanto più si profuse quanto maggiormente i volti diventaron vermigli e gli occhi acquistarono certe loro luminosità speciali, mobili in bagliori improvvisi o stabili in vaghe languescenze e in pensieri di intimo compiacimento.