Le portate si susseguirono con matematica precisione. Al bollito seguiron i fritti dolci, i fritti misti, i fritti romagnoli specializzantisi per la loro particolare indigestività; poi i pesci di mare, i grandi lucci e le anguille di fiume servite con sovrabbondanza di salse e di contorni; poi gli umidi ricchi di colore e di profumi, gli uccelletti in salmì, le enormi frittate alla campagnola, i galletti alla cacciatora, la zuppa di rane palustri, otto grandi tacchini arrostiti e, il cuore dei convitati si allargò di sollievo, un piramidale pasticcio tutto a fiorami, a ghirigori, a frastaglii. Quasi a somma ironia verso il cocchiume del colle mangereccio, Smeraldina aveva composta con la pasta frolla un augurio che risaltava in grandi lettere: Buon appetito!
Vennero rinnovati i calici e si servirono i vini spumanti imbottigliati col propiziare di marzo; indi le portate ricominciarono fra lo stupore dei pochi e il consentimento dei più. Le grandi ampolle, i vassoi enormi come pianure rifecero il loro giro in offerte rinnovantisi con rapidità.
Comparve una grande trota seguita da vere torme di budini di riso, di verdura, di rigaglie, di ricotta; poi quattro lepri in salmì; anatre selvatiche e beccaccini con lenticchie, e quattro gelati conici, bianchi e lucenti.
Ma questa volta gli illusi non caddero nella panìa e si astennero o tentarono astenersi, chè non era poi cosa sì facile rifiutare la grazia di dio che la prodigalità di Bortolo Sangiovese poneva innanzi a' suoi ospiti di un giorno.
Ormai col progredire del pasto, ogni vincolo di timidezza aveva esulato dagli animi dei cittadini della esultante terra repubblicana; ad ogni incertezza di eloquio, ad ogni dubitoso sussurrare si era sostituita, per andar di vini, una franca sincerità, una sovrabbondanza di riso, una esuberante tenerezza amichevole alla quale non si poteva far brutta cera.
Tutti dovevan mangiare di tutto per le insistenti preghiere e le minaccie di permali da parte de l'anfitrione. Era un pranzo modesto, troppo modesto e di ciò si scusava Bortolo; ma pertanto gli facessero onore per quel poco ch'egli aveva potuto offrire; gli dimostrassero che, una volta usciti, non sarebbero andati in trattoria per togliersi la fame.
— Poco ma buono! Fate onore alla mia tavola!
E incominciava il barbaro supplizio.
— Smeraldina guarda; la signora Eulalia ha il piatto vuoto.
— Signor Bortolo, la prego... non ho fame!