— così va bene! — disse poi soddisfatto.
— È sciupato le assicuro! — mormorò torcendo il collo Eulalia Pantaleone.
— Non vorrà farmi questo sgarbo! — replicò Sangiovese. — Se non lo mangia me l'ò per male!
— Ma come si fa? — disse con tenera voce piagnucolosa la vecchia damina. — Io non ho mica lo stomaco di uno struzzo!
Frattanto la trimurti, la gaia trimurti (poichè il vino ch'ella aveva bevuto senza parsimonia l'aveva accesa di luminosità vermiglie) per non comprendere il rude dialetto che sostituiva ne l'intimità della mensa il po' di lingua italiana comunemente usata, sorrideva a tutti compiacentemente di un riso largo, tenero, amoroso, spinta già, per i dionisiaci fuochi, alle convenevoli dolcezze delle subite simpatie.
Bortolo Sangiovese si avvicinò a Sigmund Hoërgritz, gli posò una mano su la spalla ed ebbe la sua eterna frase conviviale:
— Allegri allegri!
L'Hoërgritz che non intese, rispose a l'augurio brindando alla salute de l'Italia.
E a sua volta il Sangiovese, credendo trattarsi di pura facezia, uscì in una sonora risata.
Il piccolo e rotondeggiante Bortolo dalla lunata faccia, luminosa come una bacinella di rame percossa dal sole; l'idolo delle liete brigate, ridevole, ridanciano e di immutabile buonumore; il signore dalla voce un po' roca la quale pareva gorgogliasse da una gora; dagli occhi piccoli, astuti e lacrimosi per il perenne riso; vittima delle più atroci burle e a sua volta espertissimo nel saper rendere pan per focaccia, dominava ora l'ambiente quale impareggiabile simposiarca, guardato con simpatia anche dalle sue vittime, da coloro cioè che, per le umane convenienze, dovevano far conoscenza con Madonna Indigestione.