E si tirò dietro l'uscio chè sentiva una troppo fiera tempesta sopravvenire.


Il Cavalier Mostardo ristette un poco a guardar l'uscio che si era richiuso dietro l'ombra del suo domestico nemico e, per la terza volta, riprese la passeggiata da muro a muro.

Ormai si faceva notte. Il Trancia e i sette manigoldi poco potevan tardare. Mostardo stava in pensiero:

— Per Bios, questa volta mi sono messo in un brutto impiccio!...

E, con la notte, la sua peritanza acquistava sempre maggior volume. Gli venne in mente Spadarella. Che avrebbe fatto la povera bambina se lo zio Giovanni fosse morto? Sola fra le insidie del mondo, come un uccellino quando casca dal nido..

Mah!... Ormai non si poteva più rimediare. Era troppo tardi.

— Però... però... — pensò il Cavalier Mostardo — però potrei sempre ammalarmi! Alla mia età ci si può ammalare! Rimango a letto... Mi viene una bella sciatica... e chi si è visto, si è visto!...

L'idea gli parve buona. Una bella sciatica poteva salvarlo e perchè non farsela venire?... Allungò i passi; il cortile gli era diventata una gabbia.

La luna spuntò di sopra ai tetti. Faceva tanto chiaro che pareva nascesse l'alba.