Il Cavalier Mostardo guardò la porta. L'aveva chiusa o no? Sì, l'aveva chiusa.
Allora si chinò ancora più verso la sua bella e mormorò:
— Io posso tutto!...
— Potete garantirmi la vita di madama la marchesa?
— E... se ve la garantissi?...
— Allora...
— Per Bios!...
Si alzò perchè il sangue gli saliva alla testa e stava per commettere una grande sciocchezza. Voleva mostrarsi gentiluomo. Non poteva mica così, su due piedi...
Fece un giro per la stanza; si rivolse. Ninon Fauvétte continuava a sorridergli nello stesso modo, per nulla turbata dal turbamento di lui. Questa allora si chiamava una provocazione bella e buona! Però poteva anche sbagliarsi nel giudizio. Dopo tutto, quella donna era, per lui, un perfetto mistero. Quel sorriso poteva essere anche una forma di educazione e niente più. Che figura ci avrebbe fatta se si fosse lanciato nel vortice delle audacie? E se avesse dovuto ritornarsene come un can bastonato?... Il nostro Mostardo non aveva pratica di donne forestiere e non si voleva mettere allo sbaraglio là dove non riusciva neppure a spiegarsi. Poi voleva che ella avesse la sensazione di aver a che fare con un vero signore e non con un villanaccio. Non voleva essere confuso con Rigaglia, il Cavalier Mostardo! — Fra me e lui c'è una bella differenza! — Così girò attorno alla situazione ambigua e, per voler apparire di un'estrema correttezza, scostò la seggiola senza parere e chiese, ritornando al suo posto:
— Scusi, di che paese è lei?